AIUTO IL MIO BIMBO PARLA DA SOLO!!! L’amico immaginario: l’altra parte di me

Sicuramente vi sarà capitato di vedere un bambino parlare da solo e comportarsi come se ci fosse qualcuno al suo fianco invisibile ai nostri occhi…. quel “qualcuno” è un amico immaginario. E’ un amico speciale che il bambino costruisce a partire dai 2 /3 anni, quando sviluppa la capacità simbolica, fino agli 8/9 di età e scompare da solo senza il bisogno di alcun intervento da parte dello psicologo, ma dei genitori si. Intendo con intervento dei genitori, la ricerca di un dialogo e capire se il bambino sia preoccupato per qualcosa, se si sente solo o triste. Questo perché i bambini usano la fantasia (anche) per compensare qualcosa che nella realtà non gli torna: l’arrivo di un fratellino, l’inizio della scuola, il trasloco, la perdita di una persona cara… Quindi mai prendere in giro questo amico speciale perché il bambino ha con lui è un rapporto “vero” e profondo che può essere utile a noi adulti, per aprire una finestra di dialogo con i nostri figli perciò trattiamolo con rispetto.
Quasi sempre i bambini danno al loro amico invisibile un nome e possono arrivare ad usare con lui un linguaggio esclusivo, intimo, inventato così nessuno saprà i loro segreti. I bambini sanno bene che si tratta di un personaggio che nella realtà non esiste, anche se ai nostri occhi potrebbe non sembrare così: gli tiene il posto sulla sedia, gli porge delle cose o chiede a noi di fare qualcosa per lui come ad esempio di fargli le coccole. L’amico immaginario è sempre partecipe del mondo del suo amico inventore tanto che in qualche avventura può avere il compito di compiere azioni intrepide al posto del bambino, attraverso una funzione vicaria, detta anche funzione di appoggio. Il bambino trasferisce a questo altro da sé, la parte più sicura della sua personalità, quella che forse non riuscirebbe a mostrare in prima persona con facilità, magari per timidezza, imbarazzo, paura delle conseguenze o del giudizio degli altri. E’ il suo io ideale, infatti il bambino lo rende più desiderabile, audace, eroico, insomma più bello ai suoi occhi, un po’ come se guardasse la sua immagine potenziata e abbellita allo specchio. L’amico immaginario ha anche una funzione compensatoria perché consente al bambino di compiere azioni impossibili o proibite.
Una preoccupazione frequente nei genitori è che la presenza di questo Altro immaginario possa interferire con il percorso di socializzazione, o che il proprio bambino sia piuttosto introverso ed usi l’amico invisibile per rifugiarsi dalla realtà e chiudersi in sé. Ma questa credenza è sbagliata. I bambini che inventano sono ricchi di fantasia e di un mondo interno, intimo, pieno di movimento, idee, progetti. Il bambino sentendosi più tranquillo e protetto grazie alla figura immaginaria di appoggio, può percepirsi più sicuro ad entrare in relazione con gli altri e connettersi con il mondo circostante.
Il bambino spesso racconta e condivide con il suo amico le sensazioni degli avvenimenti vissuti nella giornata arrivando a sviluppare il suo primo io narrativo che concorre alla costruzione di una fondamentale competenza umana quale è la capacità di meta – pensare le proprie esperienze interne ed esterne. E così il piccolo inizia a raccontare ad un altro “essere” la sua giornata riversando e rivisitando, in questo speciale legame, le diverse immagini di sé che gli arrivano dai feedback delle relazioni che ha intessuto con le maestre, i compagni di scuola, famigliari e così via. Il bambino imparerà ad esprimere i sentimenti e le emozioni e a negoziarle; ricordiamo che la capacità di negoziazione è una competenza fondamentale nelle relazioni sociali. Quindi a noi sembra che il bambino parli da solo, ma in realtà è tutt’altro che solo. Sta costruendo il suo mondo in modo originale e ricco e questo non può che essere accolto da noi genitori che tranquillamente possiamo dare all’amico immaginario il nostro benvenuto.
Se volete approfondire la conoscenza di questa preziosa dimensione psichica indico due libri tra i tanti che hanno trattato questo aspetto dello sviluppo.

Bibliografia:
Giani Gallino T. (1993), Il bambino e i suoi doppi: l’ombra e i compagni immaginari nello sviluppo del Sé, Casa Ed. Bollati Boringhieri, To.
Taylor M., “I compagni immaginari e i bambini che li creano” (Oxford University), 2001.
Veggetti Finzi Silvia, Battistin Anna Maria A piccoli Passi, Casa Ed. Oscar Mondadori,Mi

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Cinzia Ausilia Lupi

Cinzia Ausilia Lupi

Psicologa dell’infanzia, Psicoterapeuta e gruppoanalista, Iscr. Albo Psicologi Lazio n. 13616