Doudou, lenzuolino e orsacchiotti, ecco l’oggetto transizionale

Molti ricordano un giocattolo, un indumento morbido o una coperta con cui si consolavano prima di addormentarsi o per calmarsi nei momenti di stanchezza e nervosismo. Quest’oggetto che il bambino sceglie di avere con sè viene chiamato “oggetto transizionale” ed ha sempre un suo nome. Questo magnifico oggetto aiuta il bambino a transitare da un rapporto completo con la mamma ad un rapporto con la mamma meno totalizzante e supporta il piccolo ad attraversare la fase dello sviluppo in cui  comprende che la sua identità è differente e separata da quella dei suoi genitori. Un esempio valido per comprendere questo passaggio psichico è quello dell’addormentamento: la mamma o il papà dopo aver ninnato il piccolo si allontanano e inevitabilmente lasciano il loro bimbo solo nella sua stanza; è in questo momento che lui si consola con il suo amico, nell’attesa di riabbracciare l’indomani i suoi genitori. Quest’oggetto è un compagno di vita che non viene scelto perché variopinto o bello, ma “semplicemente” perché abbracciandolo il bambino sente riempirsi il vuoto che sperimenta nella solitudine. Oggi di questi oggetti morbidi  se ne trovano in commercio, ma si possono anche costruire, mentre a volte l’oggetto transizionale è rappresentato da un indumento usato dalla mamma. Un buon modo per far si che l’oggetto sappia di mamma o di papà, è tenerlo con sé di notte nei mesi che precedono la nascita. In questo modo l’oggetto, che stavolta è il genitore a scegliere e poi donare al bimbo, sarà pregno degli odori del corpo della mamma che saranno gli stessi che sentirà quando si abbracceranno.

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Cinzia Ausilia Lupi

Cinzia Ausilia Lupi

Psicologa dell’infanzia, Psicoterapeuta e gruppoanalista, Iscr. Albo Psicologi Lazio n. 13616