Errare human est: l’errore come opportunità di crescita

Ognuno di noi nella vita di tutti i giorni può commettere degli errori: l’errore fa parte del nostro essere umani.  Non possiamo pensare di trascorrere la nostra esistenza senza commettere un solo sbaglio: significherebbe non accettare i nostri limiti e la nostra umana imperfezione.

Accettare la nostra umanità e la possibilità di sbagliare, però, a volte è tutt’altro che scontato. Il modo di percepire e di pensare al tipo di errore commesso, infatti, influenza  il modo in cui sentiamo e viviamo l’errore stesso: ci sono errori che facciamo senza passare il resto della vita a sentirci in colpa per averli commessi e altri che, invece, pesano su di noi come macigni e da cui sembra impossibile liberarci.

Quando percepiamo i nostri sbagli dandogli una connotazione estremamente negativa, tendiamo a giudicarli come parte del nostro essere, attribuendogli un significato profondo di insuccesso, incompetenza, inadeguatezza, vivendo così il nostro sbaglio come fallimento personale: questo ci porta a sentirci  persone sbagliate e non persone che semplicemente hanno avuto un comportamento sbagliato.

Ma come mai accade questo?

Quando diamo ai nostri errori una valenza esclusivamente negativa tendiamo ad associarli alla parola fallimento; questo significa che ci convinciamo che ogni nostro errore ci porterà davanti a chi ci giudicherà inadatti, sbagliati (primi fra tutti noi stessi). 

Spesso è la nostra esperienza passata a trarci in inganno, insegnandoci, sin da piccoli, che non dobbiamo mai sbagliare: veniamo rimproverati quando sbagliamo, veniamo puniti, ma nono sono altrettante le volte in cui veniamo, invece, incoraggiati a fare, a sperimentare, a osare. In realtà, è solo facendo esperienza che possiamo realmente capire ciò di cui abbiamo bisogno e ci fa star bene e ciò che, invece, non ci piace e ci fa star male; questo significa che per imparare dobbiamo agire e se agiamo necessariamente ci mettiamo in una situazione di potenziale errore, dovendo necessariamente accettare il rischio di caderci.

L’esperienza insegna e finché un evento (qualunque esso sia) non lo attraversiamo, non possiamo farne esperienza, non potendo, quindi, sapere cosa è giusto o sbagliato per noi: questo significa necessariamente poter accettare il rischio di cadere nell’errore. E’ proprio attraverso i nostri errori, infatti, che possiamo comprendere il nostro vissuto e trarne degli insegnamenti di vita e conoscenza sempre più autentica di noi stessi. Bisogna, quindi, poter imparare dai propri errori; ma questa è un’abilità tutt’altro che scontata.

Siamo più soliti imparare ad avere paura dei nostri errori piuttosto che a viverli come opportunità di crescita, perché sbagliare ci mette di fronte a quella che è forse la paura più grande di tutte: non essere amati per ciò che siamo, ma per quello che facciamo. E quando leghiamo il nostro valore ai nostri comportamenti e non al nostro essere, ci condanniamo a vivere ogni nostra azione con un carico di ansia e di giudizio che non lascia scampo alla libertà di essere. Un vissuto così carico di ansia e di giudizio non facilita certamente la valutazione della propria esperienza come opportunità di crescita ed evoluzione: paradossalmente, più staremo attenti a non sbagliare e più sbaglieremo.

La paura di sbagliare può portare a diversi disagi emotivi: ansia da prestazione, incapacità di prendere decisioni e fare delle scelte, incapacità di ideare e realizzare il proprio progetto di vita, manie di perfezionismo, senso di colpa che mina implacabilmente la propria autostima, paura di deludere le aspettative (proprie e altrui), disturbi ossessivi-compulsivi, disturbi sessuali, ecc.

Sbagliare è condizione base dell’apprendimento e necessario, quindi, alla nostra crescita. Pretendere di non sbagliare ci espone ad un sicuro fallimento perché nessun essere umano non può non commettere errori: è impossibile, è innaturale e inumano.

Accettando la nostra imperfezione, riusciremo a ritenere i nostri errori come normali, impossibili da non fare, ammissibili, sopportabili, perdonabili; solo in questo modo, potremo imparare da essi.

Imparare che sbagliare può succedere ci dà l’opportunità di passare da un atteggiamento giudicante e di rimprovero verso noi stessi ad un atteggiamento di autovalutazione serena dei nostri comportamenti che crea i presupposti per una maggiore comprensione di noi stessi e consapevolezza di sé.

Continuando, invece, a giudicare i nostri errori come inammissibili, legheremo necessariamente il nostro valore di persone al giudizio (positivo o negativo) delle nostre azioni, non dando, così, possibilità alla nostra autostima di prendere corpo e forza e l’ansia ci assalirà al solo pensiero di fare. Alla fine rinunceremo ad agire per paura di sbagliare, per il timore di venire annientati dai nostri errori e per non sentirci falliti e sbagliati nel nostro essere. Chi non osa non sbaglierà mai forse, ma rimarrà per sempre imprigionato in un’illusione di vita fatta in realtà di terrore, staticità, immobilità e sofferenza. 

Solo riuscendo ad essere più amorevoli ed indulgenti con noi stessi possiamo vivere i nostri errori come opportunità e non come fallimento; perdonandoci la nostra umanità e la nostra imperfezione, riusciremo ad avere il coraggio di agire e di attuare cambiamenti nella nostra vita quando ci saranno delle situazioni che non ci soddisfano più.

Ma il coraggio non è mancanza di paura, è una scelta… quella di guardare negli occhi quella paura per attraversarla… Perché solo chi accetta il rischio di sbagliare può riuscire a prendere decisioni e a fare delle scelte, muovendosi verso l’ignoto piuttosto che rimanere imprigionato in realtà scomode e dolorose.

Tratto da http://psicologonettunoanzio.it/sbagliare-e-umano-perdonarsi-e-necessario/ di Simona Baiocco Psicoterapeuta Nettuno Anzio (psicologonettunoanzio.it)

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Simona Baiocco

Simona Baiocco

Psicologa Clinica e di Comunità, Psicoterapeuta ad indirizzo Strategico Integrato (Adulti – Adolescenti – Coppie – Gruppo) – Iscr. Albo Psicologi Lazio n. 14455