Il benessere dell’insegnante

Che la scuola stia attraversando un momento difficile è un fatto già ribadito in precedenti contributi*. Le conseguenze di questa crisi, vengono molto spesso riferite agli effetti sui ragazzi/bambini, ma quasi mai si pensa a chi nella scuola ci lavora. La qualità di ciò che viene fatto nella scuola dipende molto dalla qualità del clima emotivo e psicologico in cui gli insegnanti lavorano. 
   Ogni contesto lavorativo è caratterizzato da elementi specifici, nei quali rientrano la domanda, cioè cosa viene chiesto alla scuola, e le risorse, ciò che la scuola ha a disposizione per rispondere alla domanda. Tra queste due nodi rientrano una serie di fattori come: le caratteristiche del lavoro, la formazione, l’aggiornamento, la collaborazione e cooperazione trai colleghi, nonché  l’ausilio del personale specialistico. Se il rapporto tra la domanda e le risorse non è in equilibrio cioè  vi è uno ampio sbilanciamento  tra questi due fattori, le ricadute negative sulla qualità del lavoro sono importanti. Quando, per esempio, le richieste poste all’insegnante sono alte e ripetute nel tempo si può assistere ad uno sbilanciamento che predispone l’insegnante al burnout, cioè ad una specifica situazione di sofferenza  derivante da una condizione prolungata di (di-)stress lavorativo che si manifesta con diversi sintomi:

  • esaurimento emotivo, e una condizione di tensione continua;
  • fatica cronica;
  •  distacco emotivo da ciò che si fa;
  • bassa realizzazione personale: un basso livello percepito di competenza.

   Può aiutare ad affrontare questa dolorosa e faticosa situazione, ad esempio condividere le problematiche con altri colleghi, lavorare su un piano di realtà, pertanto non crearsi aspettative troppo alte nè verso l’ambiente scolastico in cui ci si trova nè verso la proprie possibilità professionali…
   E’ anche vero che la qualità lavorativa risente normalmente di una fisiologica alternanza tra condizioni di malessere e di benessere,  e spesso questa alternanza può essere funzionale per trovare nuove soluzioni, nuovi modi di insegnare, apprendere e lavorare; in questo caso si tratterebbe di una tensione evolutiva. Ma se diversamente, questo sbilanciamento tra domanda e risorse è ampio e costante, le ricadute sul lavoro e sulla propria salute possono essere notevoli. A fronte di disagi e carenze, lavorare con entusiasmo appare oggi più come una sfida e non come un presupposto. Purtroppo, nonostante varie ricerche psicologiche sul benessere dell’insegnante, a tutt’oggi sembra ancora difficile arrivare ad un cambiamento stabile nel lavoro quotidiano del docente, anche perché spesso le ricerche e le iniziative ad esso collegate, sono a macchia di leopardo e non sempre connesse tra di loro per condividerne i risultati e le esperienze.
    Spesso è difficile anche avere la continuità delle esperienze nuove e positive tra un anno scolastico e il successivo e questo concorre a dare la sensazione di procedere a “singhiozzi”, dove ognuno certamente lavora come meglio può (almeno ci piace crederlo), ma senza avere le certezze necessarie a produrre un reale senso di soddisfazione.

Dal ben-essere dell’insegnante al ben-essere degli alunni: un rapporto circolare                                                     
Nel quadro ampio della condizione di insegnante,c’è la contemporanea  presenza di punti forti e punti deboli che possono giustificare situazioni che si connotano come fortemente stressogene, ma ci sono anche elementi positivi verso cui tendere e lavorare.

Rientrano nei punti positivi verso cui andare:

  • stabilire con gli alunni un chiaro patto educativo;
  • il lavoro in gruppo che l’insegnante è chiamato a realizzare;
  • instaurare con i genitori un rapporto positivo (difficile farlo con tutti), dove ci possono essere relazioni trasparenti, che tendono tutte verso un unico obiettivo: si fa molta fatica a migliorare, ad esempio, le condizioni di disagio di un alunno se, gruppo docente e genitori, non condividono procedure, processi e finalità;
  • avere un dirigente che supporta i propri docenti, cioè attento (anche) alle esigenze dell’insegnanti, capace di dare rinforzi positivi.

Ci rendiamo conto come i punti siano decisamente impegnativi da realizzare, soprattutto avendo poche risorse, ma certo non impossibile. Tutto questo deve essere auspicabile perché influenza direttamente il benessere (non solo) scolastico degli insegnanti e degli alunni. Questo e molto di più, rientra negli elementi che tutelano il benessere psicologico e lavorativo dei docenti e influisce sulla qualità del servizio che la scuola offre. Tenendo presenti questi parametri è possibile contribuire ad una buona scuola, alla creazione di un clima positivo resiliente** facendo fronte  alle oscillazioni (a volte ampie) tra domande e risorse a disposizioni.
    Possiamo chiamarle buone pratiche che possono attivare un circolo virtuoso che consideriamo un fattore protettivo verso quell’esaurimento emotivo e di stimoli che possono vivere sia gli insegnanti, sia gli allievi, li dove si assiste ad uno scarto ampio tra domanda e risorse.
Il circolo virtuoso
dovrebbe far nascere un sentimento di appartenenza, che può essere un ulteriore fattore protettivo verso un lavoro a volte poco soddisfacente e verso un altrettanto poco entusiasmante apprendimento, che tanto risente di tagli economici e di precarietà lavorativa e che a volte diventa precarietà “a tutto tondo”, punto!.
La scuola costituisce per i ragazzi, e ancor più per i bambini, un contesto promozionale della propria salute, sulla base delle relazioni intessute con le insegnanti e con i compagni. Il clima di classe, le relazioni positive, sono importanti processi di socializzazione e di apprendimento. Si, perché la scuola, non dimentichiamolo,  è un ambiente di vita, anche se la responsabilità  e il prestigio sociale è oggi poco riconosciuto.

*Si vedano i contributi del 10 febbraio, 28 febbraio e 20 marzo del 2015 Cinzia Ausilia Lupi su www.intarsi.org
**Per la Resilienza si veda il contributo della dott.ssa Baiocco S. del 30 gennaio 2015 su www.intarsi.org

Author Info

Cinzia Ausilia Lupi

Cinzia Ausilia Lupi

Psicologa dell’infanzia, Psicoterapeuta e gruppoanalista, Iscr. Albo Psicologi Lazio n. 13616