La comprensione del vissuto nel disagio psicologico

Il processo diagnostico è sempre una fase molto delicata; c’è , infatti, uno sottilissimo filo che separa la comprensione emotiva del disagio psicologico dall’attribuzione di un’etichettatura fredda e rigida.

Laddove l’attribuzione di un’etichetta diagnostica tende ad omologare sulla base di specifici criteri diagnostici (se più persone soddisfano gli stessi criteri diagnostici avranno la stessa diagnosi), la comprensione del vissuto tende, invece, alla differenziazione perchè tiene conto della complessità dell’individuo, definendo, quindi, il disagio sulla base della storia di quella specifica persona.

La comprensione del vissuto e della storia personale dell’individuo non può essere un semplice contorno, al contrario, dovrebbe essere conditio sine qua non per arrivare a formulare una diagnosi.  Potrebbe sembrare scontato ciò che dico, ma non sempre è così. Basta pensare a quante volte i pazienti vengono al primo colloquio con una diagnosi già in tasca (magari perchè parlando con gli amici o con il loro medico di famiglia gli è stata già “affibbiata”un’etichetta :”Sei ansioso”, “Sei depresso”, “Sei ossessivo” e via dicendo) o a quando sono gli stessi professionisti ad utilizzare i test psicologici come mappa orientativa di base, quindi ancor prima di essersi dati modo di conoscere empaticamente il pz attraverso i colloqui clinici (quasi come a dire “E’ il test che mi deve dire cos’ha e come muovermi”), sottostimando, in questo modo, l’importanza del suo vissuto e mettendo invece l’accento sui criteri diagnostici per arrivare a definire il suo disagio principalmente sulla base di un’etichettatura tout court.

E allora capita che invece delle persone, ancor prima delle persone, vediamo il nome del loro disagio (preferendo dare un nome certo e incontrovertibile al loro disagio), ignorando totalmente, invece, la loro storia (e magari anche i loro nomi).  In questo modo, il nome del loro disagio diventa il loro Essere ovvero per le persone non hanno un disagio mentale, ma sono il disagio (“E’ bipolare… depressa… narcisista”) .

Il disagio psicologico non è un’anatema che improvvisamente ci cade addosso, frutto della sfortuna o di chissà quale maleficio… Dietro le etichettature diagnostiche, oltre quei nomi così altisonanti che possono mettere anche paura ai più, ci sono le persone. Ed in quella etichettatura c’è tutta la loro storia, i loro vissuti di sofferenza e di disperazione, la loro fragilità.

A tale proposito, qualche sera fa ho visto in tv il film di Paolo Virzì La Pazza gioia”, un film che ci permette di guardare la fragilità umana e di sentirla (e intendo sentirla davvero), un film che offre l’opportunità di conoscere le persone che hanno un disagio mentale attraverso la storia ed il vissuto delle due protagoniste, Beatrice e Donatella, che non sono esseri strani, venute chissà da quale pianeta, ma esseri umani come tutti noi.

E allora ci si accorge che la loro sofferenza non ha un sapore diverso da quella che può avere ognuno di noi in vari momenti della propria vita. La disperazione in loro ha preso il sopravvento strutturando un proprio mondo, una propria realtà per poter sopravvivere a quel dolore così intenso e distruttivo (e questo potrebbe capitare ad ognuno di noi).

Se la smettessimo di etichettare le persone come Beatrice e Donatella come pazze (la definizione di pazzia a volte sembra rassicurante per chi, definendosi sano, ritiene il disagio mentale una sorta di virus, di peste bubbonica) riusciremo a vedere la loro umanità e la loro non anormalità.

Se ci piace definirle pazze, allora pazza lo sono anch’io, pazzi lo siamo tutti perchè tutti siamo umani, tutti siamo fragili e frangibili.

C’è un po’ di Beatrice e di Donatella in ognuno di noi…

Tratto da http://psicologonettunoanzio.it/oltre-le-diagnosi-limportanza-del-vissuto-e-delle-storie-personali/ di Simona Baiocco

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Simona Baiocco

Simona Baiocco

Psicologa Clinica e di Comunità, Psicoterapeuta ad indirizzo Strategico Integrato (Adulti – Adolescenti – Coppie – Gruppo) – Iscr. Albo Psicologi Lazio n. 14455