L’utilizzo di aforismi e metafore come strategia terapeutica

Uno degli elementi fondanti del processo terapeutico è aiutare il paziente ad entrare in contatto con le proprie emozioni in modo che possa utilizzarle per comprendere e conoscere se stesso, i propri bisogni, le proprie realtà, facendosi guidare da esse nell’attuare tutti quei cambiamenti necessari per l raggiungimento del proprio benessere psicologico. In un precedente articolo (Cartoni animati e Psicoterapia: l’utilizzo dei film di animazione come strategia terapeutica), abbiamo avuto modo di conoscere una delle possibili strategie terapeutiche da utilizzare per lavorare sulle resistenze dei pazienti nel prendere contatto con le proprie emozioni; oggi vorrei soffermarmi, invece, sull’uso degli aforismi e delle metafore come particolare  forma di comunicazione terapeutica.

Attraverso l’AFORISMA, con poche efficaci parole si comunica un pensiero in grado di trasmettere in modo semplice una complessità di sentimenti ed emozioni. Le nostre emozioni vengono, così, sollecitate dall’immagine che l’aforisma stesso evoca e non da un vissuto diretto; questo permette di provocare in chi ascolta un’emozione intensa (pur se non vissuta in modo diretto), così da aggirare le barriere difensive, permettendo alle emozioni di circolare liberamente proprio perché non minacciate da un reale vissuto.

L’esperienza emotiva e percettiva che viene sollecitata da un aforisma, proprio perché libera dalle nostre resistenze, ha il potere di penetrare nell’intimo più profondo provocando intensamente in chi l’ascolta una particolare emozione. Questo fa sì che gli aforismi siano utilizzati nella pratica clinica come strumenti terapeutici utili ad aggirare le resistenze del paziente, stimolandolo e guidandolo in modo strategico nel contatto e nella presa di consapevolezza delle sue emozioni, permettendogli di vivere quella che Giorgio Nardone definisce come “un’esperienza emozionale correttiva”, utile proprio a stimolare il cambiamento.

Penso, ad esempio, ad una paziente ansiosa che, nella speranza di alleggerire la sua vita fatta principalmente di responsabilità e doveri, aveva pensato di trovare una soluzione alla sua ansia fermando progressivamente ogni attività che la riguardasse (lavoro, hobby, vita sociale), ritrovandosi alla fine a vivere la sua quotidianità facendo nulla; a lungo andare, questo l’aveva portata a non avere più desideri, né motivazioni. In una delle nostre sedute le dissi: “Non c’è niente di più pesante di una vita fatta del niente”, ricordandomi della sensazione che mi aveva provocato il personaggio di Toni Servillo nel film “La grande bellezza” che con la mia paziente sembrava avere in comune la fatica di vivere. Quell’aforisma segnò una svolta evolutiva nel percorso terapeutico perché per la paziente fu come una rivelazione, un’opportunità tangibile di comprendere quanto il costringersi a non fare più nulla come tentata soluzione all’ansia di vivere le stava rinforzando il senso di pesantezza e di soffocamento piuttosto che risolverlo. Da questo esempio, si può ben comprendere che il potere dell’aforisma principalmente è quello di stimolare e facilitare il cambiamento attraverso una ristrutturazione cognitiva ed emotiva che porti a nuove visioni e significati della realtà.

Con la METAFORA, invece, si può rendere comprensibile un vissuto emotivo altrimenti difficile da esprimere: dire, ad esempio, “mi stai sullo stomaco” crea un’immagine di chiaro e immediato impatto, carica di un significato che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni per farci comprendere il vissuto di chi l’ha pronunciata.

Attraverso un’allegoria o il racconto di una storia, di un aneddoto, la metafora ha il potere di produrre  immagini chiare e nitide svelando i significati più intimi del nostro vissuto e della nostra realtà. Se con l’aforisma s’intende provocare un’emozione specifica nell’altro, con la metafora si lascia aperta la porta alla libera interpretazione e associazione emotiva.

Nel lavoro clinico sia il terapeuta, sia il paziente possono diventare costruttori di metafore.

Il terapeuta utilizza la metafora per promuovere un cambiamento nel paziente; attraverso quella che Milton Erickson definisce come comunicazione a due livelli: mentre a livello conscio si offre al paziente un messaggio verbale esplicito, a livello inconscio gli si offre un messaggio terapeutico in grado di suscitare emozioni intense e profonde e di diventare promotore di nuove e alternative visioni della realtà.

Il paziente utilizza le metafore principalmente quando sente di non riuscire ad esprimere in modo esaustivo ciò che sente se non attraverso la costruzione di una immagine evocativa. Penso, ad esempio ad un paziente ex scout che per cercare di far comprendere il suo disagio, al suo primo colloquio mi disse “Ho perso la bussola e mi sono perso”.

Quando è il paziente a costruire le sue metafore, il terapeuta può utilizzare quelle stesse metafore per co-costruire il percorso di cambiamento. Penso, ad esempio, al paziente di cui sopra che “aveva perso la bussola”: nel corso del colloquio, continuando ad utilizzare la metafora proposta dal paziente, quella stessa metafora è diventata la chiave per accedere ad una possibile ristrutturazione del disagio espresso, così da poter definire insieme il nostro l’obiettivo terapeutico come il “ritrovare la strada di casa” non più attraverso uno strumento esterno come la bussola, ma attraverso la ricerca di personalissimi segnali di riferimento a cui potersi affidare come nuove possibilità e modalità di orientamento, sulla falsa riga di ciò che gli scout fanno quando incidono dei segni sugli alberi per non perdersi nei boschi.

Durante i lavoro terapeutico sono infinite le possibilità di utilizzo di metafore e aforismi, anche creandone ad hoc sulla base della storia e dell’utilità per ogni singolo paziente. A questo punto, è ben facile comprendere come l’utilizzo degli Aforismi e delle Metafore in terapia possa creare e agevolare la sintonia e l’empatia tra terapeuta e paziente rinforzando, così, l’alleanza terapeutica.

Metafore e aforismi sono da considerare, quindi, validi e potenti strumenti terapeutici utili a facilitare nel paziente la conoscenza di sé e delle sue emozioni (aggirando le resistenze) e a favorire e promuovere il cambiamento; 

 

Tratto da http://psicologonettunoanzio.it/aforismi-e-metafore-in-psicoterapia-il-linguaggio-evocativo-come-strumento-di-cambiamento/ di Simona Baiocco Psicoterapeuta Nettuno Anzio (psicologonettunoanzio.it)

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Simona Baiocco

Simona Baiocco

Psicologa Clinica e di Comunità, Psicoterapeuta ad indirizzo Strategico Integrato (Adulti – Adolescenti – Coppie – Gruppo) – Iscr. Albo Psicologi Lazio n. 14455