RISCHI PSICOSOCIALI PARTE 1: LE STRATEGIE D’INTERVENTO NEL BURNOUT

Esistono diverse strategie di intervento per fronteggiare il burnout, alcune  sono di immediata applicazione e attuabili  all’insorgere dei primi malesseri, altre sono più  articolate e sofisticate e necessitano di un aiuto specialistico.  Certamente non si può essere esaustivi rispetto alle molte  strategie che nel tempo diventano sempre più sofisticate però  alcune cose a riguardo possiamo dirle. Probabilmente molte persone già usano alcune strategie di fronteggiamento dello stress, senza avere consapevolezza che quanto si sta facendo è una strategia per stare meglio. Dare alle persone questa conoscenza di sé e delle proprie capacità è di per se uno strumento importante di prevenzione, perché si da alle persone la consapevolezza di essere autoefficaci.

L’autoefficacia è la convinzione di essere in grado di organizzare e realizzare i comportamenti necessari per gestire adeguatamente le situazioni che si incontrano in un particolare contesto in modo da raggiungere gli obiettivi previsti. Quindi il sentirsi competenti nel gestire il problema.

Un concetto collegato all’autoefficacia è quello di autostima: ci riferiamo al modo in cui una persona si valuta, vale a dire, quanto si sente capace di affrontare le problematiche della vita. L’immagine, l’idea che ognuno ha si sé può fungere, secondo le situazioni, sia da guida del comportamento sia come risorsa. Ciò che la persona pensa di sè, può essere fonte di orgoglio o vergogna.

L’insieme degli sforzi che la persona compie per gestire la situazione che considera dannosa e stressante viene definito coping. Ci sono strategiedi coping funzionali strategie di coping disfunzionali. Tra le  strategie definite funzionali possiamo ricordare a titolo di esempio:

  • stabilire obiettivi a breve ed a lungo termine più realistici da raggiungere;
  • attivare una rete sociale;
  • imparare a delegare se non si è indispensabili;
  • confrontarsi con gli altri;
  • fare attività fisica.

Tra le strategie di coping definite disfunzionali cioè che concorrono  all’insorgere della sindrome possiamo elencare:

  • avere aspettative alte su di sé;
  • eludere il problema;
  • avere dipendenza dal giudizio esterno…

Ma lo strumento più utile perchè preventivo dell’insorgenza della sindrome burn- out è l’informazione : cos’è il burnout, come si riconosce, quali i fattori di rischio che possono favorire il suo sviluppo, come si riconoscono i segnali, come si gestiscono, come si cura… Si  ricollegano al senso di appartenenza cioè non sentirsi solo una parte di un ingranaggio, sganciato dalla vita di relazione, progettazione del proprio lavoro. La condivisione degli obiettivi, riconoscersi in un ideale/fine comune, il senso di reciproco supporto tra i colleghi (supporto orizzontale)  e con la Dirigenza (supporto verticale). Avere una buona leadership sostiene la coesione di gruppo. Un buon team leader può dare chiari e definiti incarichi di lavoro, programmare riunioni ed incontri di lavoro e discussioni, rotazione del personale, rispettare i periodi di ferie e di intervallo, valutare in modo valido ed efficace il lavoro svolto dal proprio gruppo.

INTERVENTI MEDIANTE IL GRUPPO

I gruppi di supporto  hanno lo scopo di discutere gli argomenti che riguardano il lavoro, sono guidati da un conduttore che incoraggia il confronto. I gruppi si propongono di migliorare la gestione dei problemi di lavoro, migliorare l’autostima dei membri dalle riunione, migliorare la comunicazione e ridurre l’isolamento e le tensioni emotive del personale. Lo scopo di questi training è ottenere dei cambiamenti attraverso l’acquisizione di nuove conoscenze, lo sviluppo di nuove competenze e l’aumento della consapevolezza personale.  La durata di questi training va da un giorno e mezzo a tre giorni, sono sostanzialmente dei workshop intensivi.

Tra le metodiche di gruppo efficaci nella prevenzione del burnout si sono rivelate essere le diverse e molteplici Tecniche Autogeno.  Lo stato emotivo a cui  si arriva mediante le tecniche di training autogeno  consente (o dovrebbe consentire) lo sviluppo naturale e spontaneo di specifiche modificazioni psicofisiologiche, di una omeostasi neurovegetativa e di uno stato di calma, condizioni atte a prevenire lo stress. Gli effetti del training autogeno si sostanziano in un profondo e rapido recupero di energie con riduzione della risonanza emotiva; aumento della concentrazione e dell’introspezione, nello sviluppo di un maggiore autocontrollo ed autodeterminazione

Dopo questa breve, ma non semplice,  introduzione alle strategie di fronteggiamento occorre sottolineare che una strategia valida per una persona non lo è per l’altra, perché ogni strategia di fronteggiamento è collegata con il sistema di valori e credenze che ognuno ha. Nella pratica capita di osservare due reazioni apparentemente opposte in due individui che stanno usando la medesima strategia. Ma è proprio in questo che risiede la ricerca di soluzione personale.

 

 

Author Info

Cinzia Ausilia Lupi

Cinzia Ausilia Lupi

Psicologa dell’infanzia, Psicoterapeuta e gruppoanalista, Iscr. Albo Psicologi Lazio n. 13616