Per supervisione clinica si intende la costruzione di uno spazio di gruppo con una doppia finalità: da un lato esplorare e approfondire la relazione tra operatore, insegnante, educatore, professionista sanitario e l’utente, sia esso alunno, discente o paziente; dall’altro utilizzare e regolare la discussione e riflessione attraverso il gruppo che viene considerato un elemento propulsore, nella misura in cui consente di introdurre nuovi spunti conoscitivi, flussi di pensiero, riconoscimento di emozioni (Correale, 1991). Quindi intendiamo la supervisione come uno spazio intermedio di riflessione, un vero e proprio strumento di lavoro, un sostegno prezioso per la continua crescita professionale e per la promozione di conoscenza e competenza per il gruppo di lavoro o per il singolo inseriti in un contesto organizzativo di riferimento (sia esso scuola, studio professionale…)

La supervisione pone attenzione alla pluralità di fenomeni che, causando il blocco della capacità di pensare e lavorare, impediscono la riorganizzazione il proprio lavoro. Tramite la supervisione si condividono le proprie esperienze in un setting strutturato che consente loro di discutere, riflettere e migliorare i propri standard di azione.

Il gruppo di supervisione sostiene l’operatore attraverso l’ascolto, la condivisione ed il contenimento, contemplando la possibilità di riflettere i propri errori abbandonando la pretesa di pensare di non commetterne. Al contrario attraverso lo strumento – supervisione  si può imparare dagli errori e mediante la discussione critica e l’esame critico.

  • Luigi Pagliarani, Il coraggio di Venere. Anti-manuale di psico-socio-analisi della vita presente. Ed. R.Cortina, Milano 1985
  • Marta Vigorelli, (a cura di ) Il lavoro della cura nelle istituzioni. Progetti, gruppi e contesti nell’intervento psicologico. Ed. F. Angeli 2008